Energy Island: l’isola che produce energia
Isole artificiali organizzate come piattaforme petrolifere che sfruttano la differenza di temperatura del mare, moto ondoso e correnti marine. Ogni isolotto è equipaggiato con centrali eoliche e fornaci solari.
13 gennaio 2008 - Ingegneri inglesi hanno messo a punto un progetto che prevede la costruzione di isole artificiali in grado di produrre energia, a livello di gigawatt, sfruttando il sole il vento e la differenza di temperatura dell’acqua del mare tra superficie e profondità.
Il concetto è quello di mettere insieme, su una singola struttura galleggiante, una molteplicità di sistemi di produzione di energia rinnovabile così che i diversi sistemi, integrandosi, possano raggiungere elevati gradi di conversione.
L’isola, a cui è stato dato il nome di Energy Island, verrebbe equipaggiata con turbine alimentate da fornaci a pannelli solari, centrali eoliche e sistema OTEC con tubazioni di profondità per lo scambio di acqua con le profondità marine (OTEC è l’acronimo di Ocean Thermal Energy Conversion, in parole povere la conversione in energia della differenza termica tra acque superficiali ed acque di profondità).
Nell’idea dei progettisti l’isola è strutturata come una piattaforma petrolifera posizionata in alto mare e posizionata nell’area dei Tropici dove la differenza di temperatura tra acqua di superficie ed acqua a mille metri di profondità può raggiungere anche i 30 gradi rendendo al massimo efficiente la conversione energetica per mezzo del sistema OTEC.
Energy Island è progettata dunque per operare la massimizzazione della conversione di differenti energie rinnovabili:
- l’energia eolica: questa varia da luogo a luogo ma è generalmente più abbondante in mare aperto senza le interferenze dei rilievi terrestri;
- l’energia solare: sono previsti sistemi di produzione di energia dal sole sia con pannelli fotovoltaici che con la tecnologia del solare termico a concentrazione. L’uso di concentratori del tipo “Power Tower” risulta prestarsi molto bene alle latitudini tropicali;
- l’energia da correnti marine: anche questa energia varia da luogo a luogo ma si stima che ai Tropici la corrente marina possa contribuire fino al 10% dell’energia prodotta dall’intera isola;
- l’energia da moto ondoso: nelle acque tropicali l’energia del moto ondoso è sicuramente inferiore a quella esistente nei mari nordici ma nel progetto di Energy Island questa energia è sfruttata principalmente per favorire il trasferimento delle grandi masse di acqua richieste dal sistema OTEC e dunque massimizzarne il rendimento.
Schema di funzionamento di Energy Island

Lo schema è di Emanuele Lamedica ed è tratto da www.corriere.it
Si calcola che un’isola così equipaggiata potrebbe fornire energia elettrica per 250 MW e che 8 unità potrebbero generare 2000 MW, l’equivalente di una grande centrale nucleare.
50.000 Energy Islands potrebbero quindi produrre energia in grado di soddisfare il fabbisogno dell’intera umanità! Si tratterebbe di costruire veri e propri arcipelaghi di piattaforme marine lungo i Tropici.
Ma Energy Island ha in serbo un altro tesoro: come sottoprodotto del processo si produrrebbe acqua dolce ed in quantità tale che i nostri 50.000 isolotti potrebbero fornirne 2 metri cubi al giorno per ogni abitante della terra. Qui il confronto con le attuali piattaforme petrolifere si fa più stretto, invece di super petroliere ad Energy Island attraccherebbero navi cisterna per caricare acqua e riversarla in grossi serbatoi in depositi costieri.
L’idea è veramente affascinante ma riuscirà a tradursi in realtà? Per il momento il progetto procede sotto la direzione di Dominic Michaelis, con la collaborazione di gruppi di ricerca dell’Università di Southampton ed imprese industriali.
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